A worse world

Generally I don’t write about politics here, but now I’ve had enough. The last two laws by G.W.Bush shoot down the core of legal principles in the USA and start the space militarisation.
World is a worse place since the USA are leaded by this man and his gang (or, better, by this gang and his man).

Boosey & Hawkes reply

Hi Nigel,
thank you vm for your kind reply. I think it’s a great attestation of B&H (and yours) reliability. As far as I know it’s not usual for a corporation to reply to a mail from a not important customer.
You also make me win a fish dinner. People here was betting on (or against) your reply, and I won. If you’ll come here in Verona (Italy), please let me know.

Ok. I understand your point of view, but let me better explain mine. If you think I’m obsessive, please, throw away this mail and cut the line. I will not insist and the invitation to Verona will be always valid.
But if you are so kind to read my mail (and if you can tolerate my rough english), here is a customer’s feedback.

I am an electronic music teacher in Conservatorium, here in Italy. Sometimes I also act as advisor for the Chamber Music course. My deal is to find contemporary chamber music works to be played by the students. The pieces must fit the students level (a little hard for their level but not so much to be impossible).
I always try to suggest new works by not-so-famous living composers in addition to the historical ones (Berio, Boulez, Stockhausen, etc). I also prefer music with instrumental and electronic parts. Last year we played Crumb’s Vox Balenae (amplified trio); the previous year, Winter Fragments, a Murail’s work for quintet and electronics (unfortunately both not B&H).

Now let’s see how it’s difficult to find something to buy on B&H site with the current non-disclosure system (take it easy, the other publisher’s sites are not better).

I go to the BH site and select Contemporary music.
OK, try the first: Michael van der Aa. He is young and has a funny name (Aa could be the lament by the students looking at a difficult part to play).
Currently I know nothing about him, so I click his name and read the snapshot.
Good. I found the “Here trilogy”. Chamber music. I click the Here trilogy and read. The whole trilogy is too long, but we maybe could play a single part.
I read the program notes, then the press quotes (very good) and then… Rental.
RENT WHAT!? I heard nothing and never seen a single score page!
I click Details to find I have to go in Trento or Venice to find a dealer.
I click Rental trying to discover the price. What? I have to register to continue? So I will be oppressed by your advertisements for the rest of my life? No thanks.
OK. Go back to the main page. Look around searching for the magic words “score or sound samples”. Wow! I found it! Sound samples! Now all my doubt will be cleared! Click!
One sample. Duration: 01 mins 05 secs. For orchestra. Ok, listen. Seems good. Now I really know Michael var der Aa’s music. Now I can go to my Chamber music colleague announcing “this year’s contemporary composer is this man. Don’t you know him? Oh unlucky man! Go to the B&H site….”.
Sorry. Sometimes I go too far.
Then I found the link to the composer home site. Here I found some 2 minutes excerpts. I feel better.

But now I am surfing the Jeffrey Cotton’s site (see following post), listening to his compositions while looking at a PDF score.
OK, I know you can’t do it because the music is not yours and you want to sell scores but it so difficult to show PART of the score? What could I do with the 50% of a score? (or 25%, or selected parts, or the odd pages only). I only can understand if I like that music, how difficult it is, how much work we need to play it and so on. Maybe this year composer will be Jeffrey Cotton…

But tell me: if no one can see any pages of your score over the internet, do you think you will sell more?

(My apologies to Mr. van der Aa for using his name in this mail. It is only a example. Could be everyone. He is only the first in your list.)

Regards and auguri from Verona

Post-modernismo

Tanto per parlare dei cosiddetti “barbari” (quelli di Baricco su Repubblica), beccatevi questa tabella di opposizioni stilistiche allo scopo di identificare i modi attraverso i quali il postmodernismo si sarebbe posto come reazione al modernismo delle avanguardie artistico-letterarie del Novecento. Redatta da Ihab Hassan in Pluralism in Postmodern Perspective, in Critical Inquiry, 12, n. 3, 1986.
Decidendo da che parte vi riconoscete, per ogni riga, potreste calcolare il vostro tasso di post-modernismo.
Anzi, facciamo un calcolo un po’ brutale. Le righe sono 30, quindi basta contare le righe in cui vi piazzate nella colonna del post-moderno, dividere per 30 e moltiplicare per 100, per sapere il vostro tasso di post-modernismo espresso in percentuale.
C’è anche un sistema più raffinato, ma sarebbe un po’ complicato. Potrei scrivere un programmino…

Modernismo Postmodernismo
Romanticismo / Simbolismo Patafisica / Dadaismo
Forma (chiusa, congiuntiva) Antiforma (aperta, disgiuntiva)
Scopo Gioco
Disegno Caso
Gerarchia Anarchia
Mestria / Logos Esaurimento / Silenzio
Oggetto d’arte / Opera finita Processo / Performance / Happening
Distanza Partecipazione
Creazione / Totalizzazione Decreazione / Decostruzione
Sintesi Antitesi
Presenza Assenza
Accentramento Dispersione
Genere / Confine Testo / Intertesto
Paradigma Sintagma
Ipotassi Paratassi
Metafora Metonimia
Selezione Combinazione
Radice / Profondità Rizoma / Superficie
Interpretazione / Leggere Disinterpretare
Significato Significante
Lisible (Leggibile) Scriptible (Scrivibile)
Narrativo Antinarrativo
Dio Padre Lo Spirito Santo
Sintomo Desiderio
Fallico / Genitale Androgino / Polimorfo
Paranoia Schizofrenia
Origine / Causa Differenza — Differanza / Traccia
Metafisica Ironia
Determinazione Indeterminazione
Trascendenza Immanenza

Arriva in Italia lulu.com

Bob Young
Questo signore, che siede su una sedia fatta di libri davanti a una scrivania fatta di libri, è Bob Young, già fondatore di Red Hat, uno dei più importanti rivenditori/distributori di Linux.
Da qualche anno Bob Young ha fondato lulu.com che è il sito su cui chiunque può vendere le proprie opere letterarie, musicali o cinematografiche sia come file, che in versione stampata su carta o incisa su CD/DVD, fissandone anche il prezzo. Da ottobre, lulu.com arriva anche in Italia e in altri 4 paesi europei (Germania, Francia, Spagna e Paesi Bassi).
A fronte di questo servizio, lulu.com trattiene solo il 20% del prezzo più le spese di stampa/incisione se necessario.

Facciamo qualche esempio: se io volessi vendere un libro in formato digitale, dovrei solo registrarmi, inviare il file già impaginato (per es. in pdf) e stabilire il mio prezzo che supponiamo sia € 8. Il file sarà messo in vendita a € 10, di cui 8 a me e 2 (il 20%) a lulu.com.
Se invece volessi venderlo in versione stampata, il prezzo sarebbe sempre € 10 più le spese di stampa che sono facilmente cacolabili sul sito in base al tipo di copertina scelta (morbida o rigida) e il numero e il tipo di pagine (con figure a colori o in b/n). Esempio: le spese di stampa di un tipico testo di 100 pagg. con copertina morbida a colori e pagine b/n ammontano a € 5.65. Mantenendo gli € 8 all’autore e i conseguenti 2 di percentuale lulu, il prezzo finale sarà di € 15.65.
Può sembrare tanto, ma considerate che € 8 all’autore su 15 di prezzo finale sono tantissimi: nell’editoria normale l’autore ne vede max 1. Abbassando le pretese dell’autore, per es. a € 4, il prezzo finale diventa € 10.65.
In modo analogo si calcolano i prezzi per la musica, sia come file, che come CD (l’imballaggio del CD, scatola, fronte, retro, stampa, costa € 4.43, per copia singola, ma cala fino a € 3.62 oltre le 10 copie).
Le spese di spedizione sono a carico dell’acquirente.
Naturalmente è possibile vendere anche partiture.

La seconda domanda che tutti si faranno riguarda le modalità di pagamento dell’autore. Ci sono due casi. Se l’autore ha un account PayPal, il pagamento avviene ogni mese a patto che la cifra spettante sia almeno $5, altrimenti si attende fino all’accumulo di $5. Considerate che PayPal si tiene circa il 3/4% su piccoli importi. Altrimenti, tramite assegno che viene emesso trimestralmente per un valore di almeno $20.

Tirando le somme, vedo lati positivi, negativi e ignoti.
I lati positivi sono che, in un colpo solo, tutti gli intermediari vengono saltati e questa è una gran cosa. Forse gli editori dovrebbero cominciare a porsi qualche domanda. Negli USA lulu vende più di 30.000 libri al mese e cresce al ritmo del 19%. Il suo modello di stampa on-demand (il libro/disco viene stampato solo quando qualcuno lo ordina) è una rivoluzione per l’editoria.
Dal punto di vista dell’autore, un problema è quello della visibilità. Con 1500 nuovi titoli alla settimana, farsi vedere è difficile. D’altra parte, prima, a meno di non essere spinto in modo megagalattico da un editore per chissà quale ragione, essere visto sarebbe stato altrettanto difficile.
Ovviamente, non bisogna pensare che basti mettere un libro/disco su lulu per vendere. Non è il punto di arrivo, è solo l’inizio.
Un altro problema a cui pochi, credo. hanno pensato, potrebbe essere un calo del materiale di dominio pubblico. Essendo così facile, potrebbe scattare la sindrome del “perché non guadagnarci qualcosa?” e molte cose attualmente libere potrebbero passare in lulu a un prezzo magari irrisorio, ma non più free. Vedremo.
Infine l’ignoto. La burocrazia italiana. Come la mettiamo con il fisco e il bollino SIAE?

A Boosey&Hawkes, agli Editori e alle Major del disco

Signori, siete dei derelitti.
Perfino la fruttivendola (con tutto il rispetto) giù all’angolo sa gestire le relazioni con i clienti meglio di voi.
Questo è quanto mi passa per la testa dopo aver visto come si è comportato Boosey & Hawkes in occasione dei 70 anni di Steve Reich (post seguente), ma indubbiamente vale per tutti voi.

Per celebrare l’evento, avete aggiunto al vostro sito una pagina con una animazione, che porta alla vostra pagina su Reich, che esisteva già, in cui tutto il materiale liberamente scaricabile è costituito da una decina di estratti da 1 minuto ciascuno e tre foto (le altre sono a pagamento).
I vari link, poi, guidano all’acquisto di partiture, foto, suonerie per cellulari.
In verità, uno sforzo lo avete fatto e non proprio banale: avete organizzato manifestazioni e concerti in varie città, fra cui Londra, New York, Los Angeles.

Non avete capito niente.

Non avete capito che sarebbe bastato mettere insieme un po’ di pezzi rappresentativi del lavoro di Reich, un video, allegare qualche pagina di commento critico con discografia, un po’ di belle foto, 5 suonerie, una partitura magari facile, impacchettare il tutto in un file liberamente scaricabile e regalarlo (sì, regalarlo, conoscete il significato di questa parola? se non lo sapete, sicuramente conoscete il termine “investimento promozionale” che non è nemmeno un costo perché detraibile) lasciando che la gente lo scarichi, mettendolo sulle reti P2P, regalando i singoli brani via iTunes, per far ascoltare la musica di Reich a un numero di persone impressionante, immensamente superiore a quelle raggiungibili con 10 concerti a Londra, Parigi, New York, senza contare che il 90% di quelli che vengono a tali concerti (che non credo siano gratuiti), i dischi di Steve Reich li hanno già.
Così, via internet, P2P, iTunes avreste raggiunto decine di milioni di persone, una sia pur piccola percentuale delle quali, una volta aperto il pacchetto, avrebbe detto “bello, che altri dischi ha fatto?”.
Avreste potuto raggiungere tutti, le grandi città lontane (ma come, non avete organizzato concerti a Tokyo, Singapore, Hong Kong, Delhi? e a Pechino?) e le piccole città vicine e lontane (non c’è un concerto a Verona? e a Gand? e nel Vermont?). Bastava un po’ di battage su internet per far passare la notizia su tutti i blog e questo pacchetto avrebbe continuato a girare per mesi, facendo sapere a tutti che questa musica esiste.

Signori, siete dei derelitti.

Un problema di deciBel?

Recentemente è apparsa una lettera aperta di un executive dell’industria musicale che ha sollevato un caso. Questo signore, tale Angelo Montrone, è il vice presidente del dipartimento A&R (Artists & Repertoire) della One Haven Music, che fa parte della Sony.
In breve, lui lamenta l’eccesso di compressione e di riempimento, con conseguente incremento di volume, nelle incisioni attuali, rispetto, per es., a quelle degli anni ’80. Il tutto condurrebbe a un eccessivo affaticamento dell’orecchio, che comporterebbe una prematura sensazione di stanchezza degli ascoltatori.
Cito un estratto:

There’s something . . . sinister in audio that is causing our listeners fatigue and even pain while trying to enjoy their favorite music. It has been propagated by A&R departments for the last eight years: The complete abuse of compression in mastering (forced on the mastering engineers against their will and better judgment).

Fra le altre prove, porta due incisioni dello stesso gruppo, Los Lonely Boys, a vari anni di distanza. Ascoltate i Lonely Boys vari anni fa e oggi. Notate che effettivamente le canzoni sono simili, ma l’arrangiamento attuale è molto più pieno e il livello medio è più alto.

La cosa mi ha incuriosito perché anch’io a volte ho questa sensazione.
Ci sono due modi di misurare l’ampiezza di un suono (quello che viene generalmente chiamato volume): l’ampiezza di picco e l’ampiezza RMS.
Il primo misura l’ampiezza istantanea dei picchi, cioè i punti con il volume più alto che però hanno durata minima. Fisiologicamente il dato è importante perché sono proprio i picchi improvvisi molto alti che possono provocare danni al timpano (il meccanismo difensivo del timpano, infatti, impiega circa 1/10 di secondo per entrare in azione).
Il secondo, invece, è una media che ha senso su lunghe durate (anche 1 minuto o più). Dal punto di vista fisiologico, un alto livello di ampiezza RMS affatica il sistema uditivo. Chiaramente è quest’ultimo che viene tirato in ballo da Mr. Montrone.
Trattandosi di CD, cioè di cose che non hanno un volume assoluto perché dipendono dall’amplificazione, tutte le misurazioni si fanno rispetto rispetto al massimo teorico del CD, che è uguale per tutti i dischi ed è la massima ampiezza possibile usando 16 bit, lo standard del CD audio.
Di conseguenza, si misura la distanza dal massimo possibile, definito come 0 dB. Si guarda, cioè, quanto l’incisione ha saturato l’ampiezza disponibile e per quanto tempo.

A questo punto, sono partite le misurazioni. Si è scoperto che, nella seconda metà degli ’80, l’ampiezza media (RMS) dei dischi di pop music era intorno ai -15 dB, cioè 15 deciBel sotto il massimo possibile. Attualmente, invece, la media si è alzata a valori he vanno da -12 a -9 dB, cioè l’incisione è molto più saturata (pensate che una differenza di 6 dB equivale al doppio).
Le mie misurazioni confermano questa tendenza. Bisogna considerare che io non ho molti dischi recenti e che in ogni caso i miei gusti sono un po’ particolari. Le cose più normali che ho sono i King Crimson o Peter Gabriel, mentre servirebbero dischi da top 10.
Comunque, posso aggiungere che, se effettivamente i dischi dei tardi anni ’80 sono incisi a circa -15 dB di media, nei primi ’80 eravamo a circa -19 e negli anni ’70 (rimasterizzati) a -22 dB.
La corsa al rialzo, quindi, non è solo recente, ma esiste da sempre.

Cos’è, è semplice dirlo. Si tratta del modo di comprimere. In pratica l’incisione viene prima compressa, riducendo le differenze fra i piano e i forte, poi la media viene alzata per occupare la parte superiore del range di ampiezza. Adesso, con la registrazione a 24/32 bit, si può fare ancora meglio.
In tal modo, il brano suona più forte, più grintoso, ma anche più piatto, con meno differenze dinamiche.
È più difficile, invece, capire perché sia nata questa mania. Non dipende solo da un mutamento di genere. Stiamo parlando delle top 10, non del punk.
Sembra dipendere, più che altro, dal modo di fruire la musica. Oggi si ascolta in un modo diverso da 20/30 anni fa. In macchina, in treno, mentre si corre, dal computer, etc. E così la musica deve competere con altri suoni. Forse.

Cosa ne pensate?

Segni di cambiamento

L’Orchestra di Filadelfia ha aperto un sito in cui vende le proprie incisioni, ma non solo. Sono in vendita anche una serie di esecuzioni più o meno recenti registrate alla Verizon Hall (la sua sede storica).
Il punto importante è che queste registrazioni non sono mai state distribuite su CD e questo significa che la Philadephia Orchestra sta saltando completamente le case discografiche inaugurando, per la prima volta, almeno nel caso di un ensemble così importante, un sistema di vendita diretta.
Dal produttore al consumatore senza intermediari. Il formato è sia MP3 cha FLAC, il che è interessante perché il FLAC è un WAV compresso senza perdita, quindi permette di ottenere la registrazione originale.
Il prezzo medio, per esempio, di una sinfonia è $ 4.99 per l’MP3 e $ 5.99 per il FLAC. La durata, però, influisce. La 9a di Beethoven costa il doppio, mentre i brani brevi costano $ 0.99.
Complimenti. Bella mossa, anche perché è difficile da fare, dato che molti artisti sono bloccati dai contratti discografici. Oltretutto, in questo modo, l’orchestra incassa circa $5 per una sinfonia, mentre, conoscendo i contratti discografici, prima prendeva meno di $1.

Le perversioni del copyright (3)

Non contenta di essersi attirata l’odio dei consumatori di cd, l’industria discografica sta ora cercando di alienarsi definitivamente anche i chitarristi dilettanti. Con la solita minaccia di una causa interminabile e costosa, ha fatto chiudere Olga.net (Online Guitar Archive), un sito che ospitava 34.000 intavolature per chitarra ed era visitato da circa 1.900.000 utenti al mese.
La ragione addotta è la solita: secondo gli editori, l’intavolatura equivale alla partitura e quindi il sito produceva loro un danno in termini di mancata vendita.
Ma, maledizione, stiamo parlando di canzoni e qui facciamo due considerazioni.
La prima è operativa. Nella pop music, le intavolature servono principalmente a chi non sa leggere la musica e non è nemmeno in grado di “tirare giù” a orecchio la parte di chitarra dal disco. Ne consegue che la maggior parte degli utenti che andavano su Olga, non avrebbe mai comperato la partitura, che per loro è una accozzaglia di cacche di mosca completamente inutili.
La seconda considerazione è molto più importante perché riguarda il nostro diritto di condividere la cultura. Se una canzone è cultura, un certo diritto di condivisione deve essere assicurato. Una società sta in piedi solo perché i suoi membri condividono e confrontano le loro esperienze culturali e in tal modo si costruisce una base di convivenza e comprensione.
Se, per ipotesi, i miei vicini fossero un cileno, un arabo, un cinese e uno del Mali, potremmo anche rispettarci e scambiare ogni tanto due parole sul tempo, ma non saremmo mai un gruppo socialmente integrato né tantomeno amici. Amici lo si diventa con la frequentazione e la frequentazione è favorita da cose come l’ascoltare o il fare musica/teatro/danza insieme, giocare a qualcosa, prestarsi film o libri. In pratica, è lo sviluppo di attività culturali comuni in cui ciascuno dà e prende qualcosa dagli altri che crea un tessuto sociale.
Quindi, in ultima analisi, qualsiasi limitazione di tale condivisione crea un danno sociale non banale. Se per fare una festa, invitare i miei vicini e suonare qualcosa insieme a loro devo fare delle carte bollate e pagare la SIAE, non la farò mai. E così sarà andata persa una occasione.
Ora, so già che questi mi diranno: ok, i tuoi vicini sono al massimo 20 persone, ma qui si parla di 1.900.000 utenti al mese.
Allora, primo (vedi sopra), sono utenti che non facevano parte del tuo mercato.
Secondo, questo è internet. Vogliamo internet o non lo vogliamo? Nota che internet ti dà modo di allargare a dismisura il tuo mercato, azzerare i costi di supporto, stampa e distribuzione, cioè almeno il 30% del costo del prodotto, perciò potrai vendere a prezzo più basso, quindi di più e con un margine di guadagno superiore.
Terzo, mettetevi in mente che il vostro modello di business è radicalmente cambiato e voi non controllate più il mercato, come potevate fare prima. Oggi chiunque può registrare un disco e promuoverlo sulla rete. Se finora solo raramente è stato fatto, è solo questione di tempo. In realtà, voi potete cambiare o morire, questo è il vostro destino e anche costruire un internet blindata con il trusted computer (TCG e TCPA) e il DRM non servirà perché i produttori di musica impareranno a fare senza di voi. Potete riciclarvi in molti modi: agenzie di pubblicità, consulenza artistica, consulenza organizzativa…
Avete mai sentito quella storiella sui due produttori di finimenti per cavalli che guardano la strana invenzione di un tale Ford?. Uno, in un momento di preveggenza, dice all’altro “Questa automobile ci farà fuori” e l’altro fa “Ma no, sei pazzo. Non va sui prati, non scala le colline, ha bisogno di questa roba puzzolente, benzina, e poi funziona solo sui sentieri piatti…”
Adesso gli eredi di quello preveggente fabbricano sedili per auto, l’altro è sparito.

Free Culture

Cultura Libera

This post is about the italian translation of Free Culture by Lawrence Lessig. The english readers can download the original version of this book from the Lawrence Lessig site.

I contenuti di questo blog, come la musica e gli scritti che si trovano sul mio sito, sono distribuiti secondo la licenza Creative Commons che trovate in fondo alla barra laterale.
L’inventore di questo tipo di licenze è Lawrence Lessig, professore alla Stanford Law School e fondatore dello Stanford Center for Internet and Society.
Dal sito Copyleft-Italia è possibile scaricare liberamente uno dei testi fondamentali di Lessig, “Free Culture”, ovviamente distribuito con licenza Creative Commens, opportunamente tradotto in italiano come “Cultura Libera” (per chi non si accontentasse del file pdf e volesse il volume, Apogeo lo vende a € 15).
In un momento in cui gli spazi di condivisione della cultura si assottigliano sempre di più a favore di lobbies che gestiscono un diritto in modo sempre più arrogante, distruggendo qualsiasi tipo di “fair use”, la diffusione di queste idee e la consapevolezza del problema sono sempre più importanti.
Per fare un esempio recente, l’edizione di Bari di Repubblica riporta la seguente eroica azione di un funzionario SIAE:

La Siae ha fatto una multa di 205 euro a 14 bambini di Chernobyl per violazione del diritto d´autore. I piccoli, di età compresa tra i 7 e 12 anni, avevano preparato un piccolo spettacolo per dire grazie alle famiglie da cui erano stati ospitati. Con una canzone in bielorusso. Le piccole casse di un computer portatile diffondevano una canzone popolare. E loro, sulla base musicale, avevano iniziato a cantare le prime strofe per salutare le persone che si erano prese cura di loro per quasi un mese.
[tutti particolari qui]

Il problema è che la SIAE non è cattiva, è solo stupida. Sono le leggi che devono cambiare.
Quindi, intanto scaricate Cultura Libera da qui. È legale e non costa niente. Non è pesante. Lessig racconta un bel po’ di storielle istruttive ma anche divertenti: di come l’invenzione dell’aereo cambiò l’estensione della proprietà dei terreni, a come la RCA, per puro amore del profitto, soffocò l’invenzione della radio FM (brevettata, pensate un po’, nel 1933; a quando risalgono i vostri primi ricordi di radio FM?).